Chi siamo

ILHAM MOUNSSIF

Mi chiamo Ilham Mounssif, ho 22 anni e sono originaria del Marocco. 

Nacqui a Marrakech, e dall’età di 2 anni vivo in Sardegna, dove i miei genitori vi risiedevano già  prima della mia nascita.  In Italia ho vissuto tutta la mia vita,  dall’asilo nido agli studi universitari. In Marocco, dopo il trasferimento in Sardegna,  non ci ho mai  vissuto prima d’oggi : attualmente infatti svolgo il servizio civile per una Ong veronese nell’ambito della cooperazione internazionale allo sviluppo. Sono quindi un Casco Bianco impegnato nella  lotta non armata e difesa della patria, e promozione dei valori e principi della Repubblica Italiana, della quale peró non ne sono cittadina.

Sono italiana per riconoscimenti alla Camera dei Deputati tra i migliori laureati d’Italia in alcune discipline, ma non abbastanza per entrare  nel luogo simbolo della nostra democrazia, il Parlamento, se non  previo intervento intervento della Presidente della Camera Laura Boldrini. Italiana, sarda fino al midollo, come i miei fratelli, dopo 20 anni dei miei 22 spesi nel Bel Paese. Io che, laureata in Relazioni Internazionali ambisco ad una carriera di respiro internazionale, ma ad ogni opportunità che mi si presenta son costretta a rinunciare in quanto non cittadina italiana. Cittadina del paese di cui parlo perfettamente la lingua, di cui conosco leggi ed istituzioni, paese che chiamo da sempre casa mia,  che sogno di rappresentare ma che non mi da modo di divenirne formalmente cittadina. Carriere e ambizioni a parte, non potete immaginare  quello  che sono, siamo, costretti a vivere, a partire dall’essere legati ad un permesso di soggiorno che se dovessimo perdere, ahimé, l’incertezza sulla nostra permanenza in Italia e futuro prende il sopravvento. Ho brutte esperienze legate alla mia condizione, in particolare relative alla mia povera sorella, anch’essa in Italia da sempre, da oltre dieci anni inferma mentale che per continuare a stare inseme alla sua famiglia, unica sua àncora di salvezza, secondo lo Stato per ottenere la carta soggiorno avrebbe dovuto lavorare o studiare: una malata, cui infermità riconosciuta dall’Insp stessa, deve dimostrare di “fare qualcosa in Italia” per potervi soggiornare. Un’assurdità che ha costituito mesi di angoscia e disperazione per la mia famiglia, che difficilmente dimenticheremo. Anzi MAI. Nessuno di noi dimentica ingiustizie e porte in faccia.

FIORALBA DUMA

Sono Fioralba Duma, 27 anni. Arrivata dall'Albania a Roma nel 2001 insieme a mia madre e mia sorella per raggiungere papà, che risiedeva in Italia dall’anno prima. Il nostro visto era Schengen, potevamo andare in tutta Europa ma l'arte, la cultura italiana e la semplicità dei nostri amici italiani in Albania aveva fatto capire ai miei che l'Italia sarebbe stato il posto giusto per una nuova casa e un futuro. L’'integrazione é stata veloce : mi ricordo che mi sorella in tre mesi aveva impara l'italiano da zero e io scrivevo i temi direttamente in italiano. La scuola, la formazione, la conoscenza della lingua italiana, la scelta del liceo classico, l'Università mi fanno sentire italiana e fiera di esserlo. Per non parlare del mio modo di cucinare, in tutti i modi, la pasta. Sono italiana  come i miei coetanei, salvo poi  scontrarmi puntualmente con la realtà : gli appuntamenti in questura, la burocrazia del rinnovo, i preziosi ma delicati cedolini, i limiti nel viaggiare, la carta d'identità non valida per l'espatrio e tante altre rogne  mi ricordano puntualmente il mio essere straniera. Quel  gesto compiuto il 19 ottobre del 2001 di attraversare il mare  da un paese così vicino come l'Albania, un gesto semplicemente umano dovrebbe assumere una colorazione positiva nei ricordi di una bambina e di una giovane ma purtroppo a causa della  burocrazia e di una legge ingiusta  non é cosi. Mi ritrovo, dopo più di 15 anni, a rinnovare il permesso di soggiorno di breve durata, in un paese che sento mio.  

YOUNESS WARHOU

Mi chiamo Youness Warhou ho 22 anni e sono giunto in Italia all'età di 14 anni con i miei genitori che sono di origine marocchina. In primis vivevamo a Napoli,  città meravigliosa dove ho cominciato a frequentare la scuola superiore ITIS Ettore Majorana.  Lì ho vissuto i miei primi amori e stretto amicizie indimenticabili. Parlo il napoletano e gran parte dei momenti vissuti lì saranno sempre dentro di me anche se mi sono trasferito a Reggio Emilia. Qui vivo con la mia famiglia, perché non posso cambiare residenza, rischierei di perdere altrimenti il permesso poiché  sono studente  senza reddito autonomo : se mio padre, camionista, perdesse il lavoro anche io vedrei  automaticamente decadere  diritto di stare in Italia. Io continuo la mia corsa contro il tempo per evitare che arrivi ai 26 anni senza aver concluso l'Università ed essermi trovato un lavoro.

Ultimamente mi é successa una cosa molto triste : non avevo pagato la tassa del permesso di soggiorno perché é stata annullata,  ma lo Stato non aveva ancora applicato la sentenza pertanto a momenti rischiavo la revoca del permesso di soggiorno. Tutta la mia vita in Italia non valeva nulla per la legge in quel momento e nemmeno il mio attivismo sociale valeva qualcosa : ero un immigrato qualunque che per errore burocratico che non dipendeva da me  sarebbe stato rimpatriato per reato di clandestinità.  Qualsiasi mia scelta vengono condizionata dal non essere cittadino : ho spesso rinunciato a sogni ed opportunità che potevano cambiarmi la vita, primo tra tutti quello di diventare pilota. Non potevo accedere all'Accademia militare. Ancora, l’anno scorso ho dovuto abbandonare ad un progetto interculturale europeo perché,  come al solito,  avevo un permesso in fase di rinnovo.

GIORGIA COCIOVA

Sono Giorgia e in questi mesi in cui devo dedicarmi allo studio per affrontare al meglio la prova di maturità combatto per i miei diritti. Sono nata e cresciuta a Bologna. Ho trascorso la mia vita presso la mia famiglia affidataria italiana. Ho sempre parlato la lingua italiana e ho sempre vissuto immersa nella cultura italiana. Non ho un altro paese e la cultura italiana è la mia unica realtà. Oggi mi trovo a lottare per la mia permanenza in Italia  perché anche se per tutti sono italiana non sono riconosciuta come tale dalla legge. Non posso avere la cittadinanza perché dai 2 ai 5 anni, quando ero troppo piccola per decidere della mia vita, sono stata portata in Moldavia, terra della mia madre biologica. La Moldavia è paradossalmente il Paese di cui sono cittadina pur non conoscendone nulla. Vivo in una situazione precaria e instabile perché, superato l'esame di Maturità, scadrà il mio permesso di soggiorno. Dopo, per avere il diritto di restare, avrò l'obbligo di dimostrare un motivo valido per continuare a vivere nel mio unico Paese. Spero che la legge sulla cittadinanza venga approvata al più presto per cambiare tutte le nostre vite di Italiani senza cittadinanza. I nostri diritti vanno riconosciuti.

ERVIN BEJRAMI

Mi chiamo Ervin Bajrami, ho 25 anni e  sono di origine Rom.  Sono nato in Kosovo, e allo scoppio della terribile  guerra la mia famiglia é giunta in  Italia, quando avevo 4 anni. La mia vita qui, in particolare negli ultimi anni,  é caratterizzata dall’ impegno sociale : sono infatti militante della associazione  Arcigay Bergamo, faccio volontariato con  ragazzi disabili e anche regista teatrale. Insomma, sono perfettamente integrato nella mia bella Italia, dopo 16 anni che ci vivo, credo sia natuale !Amo questo paese perché è cui la mia casa. Purtroppo peró non sono cittadino perché  non possiedo  i requisti economici e lavorativi, e nella mia famiglia siamo metà cittadini e metà no : per quanto bizzarro, a causa dello ius sanguinis che vale entro i 18 anni dei figli, questa é la situazione. Ad oggi studio come op. sociale, nonostante l’impegno sociale e volontariato. Il mio sogno è quello di laurearmi e continuare il moi attivismo  nell'ambito per i diritti.