Chi siamo

BRUNO LEKA

Mi chiamo Bruno Leka, ho 20 anni e sono di orgini albanesi, figlio di due persone stupende cresciute nell'Albania più  proibizionista che sia mai esistita: quella hoxhista.

Mio padre per ragioni lavorative stette lontano dalla mia famiglia, spostandosi in vari paesi per poi fermarsi in Italia, e ricordo che  mio nonno per lungo tempo ricopri il suo ruolo durante la sua assenza.  Nel Novembre del 2000 anche io e mia madre arrivammo in Italia, cosi, piccolissimo, iniziai la mia vita nel Bel Paese, in Toscana. Nel frattempo arrivó anche la mia sorella Rossella, nata nel 2002.

Nell’innocenza dell’infanzia non soffrii mai alcuna discriminazione e non sentii ovviamente di essere diverso. Crescendo le cose cambiano, ricordo che alle scuole medie sentivo alcune battute di cattivo gusto, certo ora ci rido sopra, ma a loro tempo un po’ facevano soffrire, delineavano già un muro che col tempo per via della condizione di eterno straniero e della legge sarebbe diventato sempre più invalicabile. Ero proprio bravo in matematica, ma al liceo ho preferito l’ Istituto Tecnico, lTTS Fedi Fermi di Pistoia.  Negli anni del liceo, come risaputo, si vive l’età più critica e per me di origine diverse da quella italiana é iniziato  il dilemma esistenziale: sono albanese o italiano? Sono un po' una ed un po' l'altra? Quale sono di più?

Ad oggi ho trovato un compromesso: sono entrambe ma mi sento più italiano perché è qui che sono cresciuto ed è questo il paese di cui conosco profondmanete lingua, cultura, che chiamo casa e dove ho amici e affetti.

Oggi sono portavoce pistoiese di un'associazione studentesca chiamata Federazione degli Studenti, e sono diventato Parlamentare del PRST per la provincia di Pistoia.

Intendo continuare con il mio attivismo sociale e politico e laurearmi in Giurisprudenza. Ma sopratutto vorrei essere ricosciuto cittadino della mia cara Italia, e vedere riconosciuti i miei diritti,e chiaramente anche doveri di cittadino!

SARA MOUTMIR

Sono Sara, ho  21 anni e son nata a Casablanca. Sono arrivata in Italia  16 anni fa.  Ho vissuto  tutta la mia infanzia in Italia, compiendo i miei studi. Tutti  i miei amici e colleghi sono ovviamente tutti  italiani : l'Italia mi completa, l’Italia è il mio paese. Eppure  non sono sua cittadina.  

Non essendo nata in questo paese e avendo genitori stranieri, per legge non sono italiana. Ed ora come ora purtroppo il requisito dell’autosufficienza economica non é soddisfabile, oltre al fatto che son passati appena tre anni dalla maggiore età per cui, non ho avuto ancora tempo materiale per maturarlo ! Eppure son passati 16 anni dal moi arrivo in Italia.  La condizione di « eterna straniera » si riversa sulle mie scelte costantemente : sono automaticamente esclusa dai  concorsi pubblici, sono perennemente legata ad un permesso di soggiorno , non posso fare viaggi fuori dall'Europa se non grazie a visti speciali che difficilmente si ottengono soprattutto per un cittadino non europeo. La Riforma sulla cittadinanza è la nostra salvezza, perché grazie ad essa noi saremo riconosciuti quello che siamo già : italiani !

TAKWA HADDAD

Mi chiamo Takua ho 22 anni e sono di Modena, patria dei tortellini , della Ferrari e di Pavarotti. Sono italiana di origini tunisine. Vorrei raccontarvi  come sarebbe la vita di moltissimi ragazzi come me nati e cresciuti in Italia  se cambiasse la legge sulla cittadinanza.

Faccio prima  un passo indietro. Negli anni ‘80  mio padre, a 25 anni, diplomato all'istituto professionale e giovane  falegname, decide un’estate di visitare l'Italia. Cosi acquista il biglietto e si dirige in traghetto verso la Sicilia, terra che tutt'ora ama moltissimo.. In visita da  una città e l'altra comincia a valutare l'idea di trasferirsi, sopratutto quando riceve la chiamata di un amico che lo informa di un posto come falegname a Modena.
Papà quando racconta dell'Italia che ha visto da ragazzo, ne parla con un po di nostalgia, come se quell'Italia non esistesse più.
Dopo essersi sposato e dopo aver comprato casa, presenta la domanda per la cittadinanza che arriva nel 2009. In automatico io e miei due fratelli diventiamo cittadini italiani. Eravamo ragazzini all'epoca io avevo 15 anni e mio fratello 12. Non ci eravamo mai posti il problema della nostra nazionalità, ci siamo sempre sentiti figli di questo paese al di là del passaporto. Ma oggi ne capiamo il valore, guardando i nostri coetanei che non hanno avuto la nostra stessa fortuna e che non hanno potuto fare le nostre stesse esperienze. Oggi mi trovo in Erasmus a Parigi, dove sto completando i miei studi universitari e lo posso fare in qualità di cittadina europea. In questi due anni sono stata in molte parti del mondo, usufruendo dei servizi e delle opportunità messi a disposizione per i giovani europei.
Ma non si tratta solo di viaggiare si tratta anche di essere riconosciuti come figli legittimi di questo Paese. Io posso votare, posso scegliere chi secondo il mio punto di vista mi può rappresentare. Posso decidere in modo democratico su questioni che riguardano la mia casa, dove sono nata e cresciuta.
Cara Italia, siamo ragazzi e ragazze che aspettano un diritto. Ragazzi che  vogliono contribuire a vederti crescere, che vogliono renderti grande ed  essere fieri del proprio Paese esattamente come lo sono io oggi.